Tullio Kezich
Cinque campioni del motore si presentano al nastro di partenza della Transcontinentale su strada da New York a New Los Angeles: sono Mitraglia Joe, Sigfrido, Cesare, Calamity Jane e il misterioso Frankenstein. Siamo intorno al 2000, le Province unite d’America si sono appena rimesse dal «crollo mondiale del ‘79» (tocchiamo ferro) e il presidente annuncia la gara dalla sua residenza di Pechino. Attraverso la telecronaca diretta gli sportivi possono seguire minuto per minuto le prodezze dei loro eroi, che nel corso di tre giorni devono metter sotto quanta più gente possibile: ogni morto rappresenta un punteggio e i più ambiti sono i vecchi e i bambini. Naturalmente non tutti sono d’accordo con la crudeltà della cosa, c’è un gruppo di resistenti agli ordini di Abrahamina Lincoln che tenta di fermare i piloti. Anche Frankenstein, che corre mascherato per coprire le orribili ferite delle competizioni precedenti, nasconde un suo segreto: e alla fine, gettata la maschera e compiuta la sua vendetta, lo vedremo a torso nudo e con il pugno alzato come un monumento alla rivolta. Anno 2000 la corsa della morte è fedele alla formula del produttore Roger Corman: film a basso costo, imparentati con i comics degli anni trenta. Questa corsa alla morte ricorderà, ai patiti di Flash Gordon, il torneo di Mongo; e risulterà godibile solo per chi è disposto ad accettate in concreto le proposte della pop art.
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